Ultimo libro letto

Non se ne leggono mai troppi!

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Il Palazzo » 23 mar 2010, 13:45

Drood, di Dan Simmons (ancora inedito in italiano)
Thriller storico di 740 pagine circa sugli ultimi 5 anni di vita di Charles Dickens, narrati in prima persona dall'amico, e a sua volta romanziere di successo, Wilkie Collins.

L'idea alla base è una di quelle coincidenze della vita reale che fanno la Gioia di tutti i Roberto Giacobbo del mondo.
Charles Dickens, il 9 giugno 1865, viaggiava sull'unico vagone di prima classe rimasto pressoché intatto nell'incidente ferroviario di Staplehurst. Incidente che costò la vita a 10 persone tra i passeggeri di prima classe.
Charles Dickens morirà di ictus il 9 giugno di 5 anni dopo.

Un caso, ma l'idea di questo anniversario del 9 giugno, contagia Simmons, che già si era cimentato con il romanzo storico con abbondanti dosi misteriche, nel suo "The Terror", romanzo sulla spedizione artica dell'HMS Erebus e HMS Terror. Vicenda che aveva ispirato Dickens e Collins per la loro produzione teatrale, The Frozen Deep.

Quest'idea s'intreccia con l'elemento fantastico (sotto abbondanti, e crescenti, dosi di laudano, oppio e morfina di cui Wikie Collins faceva uso), rappresentato da una figura misteriosa, che si ricollega all'ultimo romanzo incompiuto di Dickens, il Mistero di Edwin Drood. Opera incompiuta che aveva già contagiato in molti, tra gli altri Fruttero e Lucentini.

Realtà, ipnotismo, e crescenti quantità di laudano, oppio % co, si mescolano in un puntuale romanzo storico, e un trip "mesmerico" in cui, forse, vive il narratore.

Complessivamente un esercizio di stile di 740 pagine, che si apprezza proprio per la capacità di Simmons di dar vita ad un esercizio di stile di quelle dimensioni, senza far perdere attenzione al lettore, anzi, garantendo un discreto crescendo.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 20 apr 2010, 21:29

La storia infinita di Michael Ende

Un classico molto piacevole che tutti conoscono ma che non so quanti abbiano letto, come spesso accade quando dal romanzo viene tratto un film di successo. Ovviamente la versione cinematografica, come è naturale che sia, si allontana un po' dal libro originale... o meglio, dalla metà del libro da cui è stata tratta!
Se infatti pensavate che la Storia finisse con un celebre, liberatorio urlo, siete fuori strada, non si è che a metà del viaggio! :)

La Storia Infinita è, come ci si attende, un rinfrancante tuffo nella più genuina fantasia, quella che viene spontaneo associare ai bambini. Non che solo i bambini siano capaci di sognare, ma il divenire adulti generalmente fa perdere gran parte di questa capacità, o comunque tende ad asservire anche lo spunto fantastico all'imperativo morale dell'utilità (non più sognare per il gusto di sognare, ma sognare con un fine ben preciso, delineare sogni che soddisfino ed attirino). Ebbene, il libro della Storia Infinita parla di tutto questo processo, non si ferma solo al rievocare una capacità di immaginazione perduta ma fornisce spunti anche per le età successive. In effetti, vi siete mai chiesti cosa accade quando le creature di Fantàsia cadono nel nulla? E quali sono i rischi che corre chi guadagna l'assoluto potere di veder avverare tutti i propri sogni, nessuno escluso?

La storia è ben conosciuta: Bastiano, un bambino goffo e cicciottello, adora leggere. Un giorno "trova" uno strano libro, che man mano che legge sembra sempre più che parli proprio di lui...
Il resto, da Atreiu al FortunaDrago ai personaggi minori come Ygramul, è storia (o forse LA storia :P)

[Bastiano ragiona sui libri]
"Mi piacerebbe sapere", mormorò tra sé, "che diavolo c'è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualche cosa ci deve pur essere dentro, perché nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c'è di colpo tutta la storia intera. Ci sono personaggi che non conosco ancora e ci sono tutte le possibili avventure e gesta e battaglie, e qualche volta ci sono delle tempeste di mare oppure si arriva in paesi e città lontani. Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci sono fin da prima. Vorrei proprio sapere come".

[Mork il licantropo contro Atreiu]
"Siete come malattia contagiosa, che rende gli uomini ciechi, così non distinguono più l'apparenza dalla realtà. Sai come vi chiamano laggiù?"
"No", mormorò Atreiu.
"Menzogne!" abbaiò Mork. [...] Che cosa siete dopotutto, voi abitanti di Fantàsia? Chimere, visioni, fantastiche, immagini di fantasia, invenzioni del regno della poesia, personaggi di una storia senza fine! [...] Voi portate nel mondo degli uomini accecamento e illusione."


[Un personaggio a Bastiano]
"Tutti i figli dell'uomo che sono venuti fra noi hanno appreso qualcosa che solo qui potevano apprendere e che li ha fatti tornare nel loro mondo profondamente mutati. Erano diventati dei veggenti, perché ci avevano visto nella nostra vera natura. Per questo potevano ora guardare anche il loro stesso mondo e il loro prossimo con occhi del tutto diversi. Là dove prima non vedevano che banali cose quotidiane, scoprivano d'improvviso miracoli e misteri."

[Bastiano alla conclusione del libro]
"Allora lei mi crede?" domandò Bastiano.
"Ma naturalmente", rispose il signor Coriandoli, "qualunque persona sensata lo farebbe".
"Per essere sincero, su questo non ci avevo contato molto".
"Caro mio, ci sono persone che non potranno mai arrivare in Fantàsia", disse il signor Coriandoli, "e ci sono invece persone che possono farlo, ma che poi restano là per sempre. E infine ci sono quei pochi che vanno in Fantàsia e tornano anche indietro. Come hai fatto tu. E questi risanano entrambi i mondi".


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 20 apr 2010, 21:41

Alice Underground di Lewis Carroll

Tanto tanto tempo fa visse una bambina di nome Alice. Si dice che fosse una bambina fortunata, con due sorelle ed una buona famiglia che le voleva bene.
Questa Alice ovviamente conosceva molti amici dei genitori e accadeva che facessero delle gite insieme, tra cui vi fu una gita al lago in compagnia di un reverendo molto simpatico con i bambini, un po' a disagio con gli adulti.
Questo reverendo, dalla fantasia e dal motteggio arguti, per soddisfare una richiesta della bimba le regalò un bel racconto scritto e illustrato da lui stesso. Composto da pochi capitoli, narrava le buffe avventure della stessa Alice all'inseguimento di un bianco coniglio con un orologio nel taschino...

Nessuno poteva immaginare cosa ne sarebbe poi stato di questo racconto... Depurato dai dettagli più personali della bambina, Lewis ne fece una versione più lunga dove si concesse più di giochi di parole e strambi personaggi.

Questa prima versione, in una edizione con testo originale (più originale di così, proprio il manoscritto donato ad Alice!), non si discosta molto dalla storia che tutti conosciamo, se non in un atteggiamento leggermente diverso verso la protagonista dai capelli castani. Atteggiamento, appunto, un po' più personale sia nell'accennare ad eventi passati o amici della bambina, sia nel prenderla bonariamente in giro.

Rimane comunque un bellissimo libro, soprattutto una bella storia nella storia, ovvero il ricordo di quella fortunata bambina che grazie ad uno sciocco racconto scritto per strapparle qualche sorriso è ora un simbolo di fantasia per bambini ed adulti di tutto il mondo...

Ma la sorella stette seduta ancora un po', guardando il tramonto, e pensando alla piccola Alice e alle sue Avventure finché anche lei cominciò in qualche modo a sognare, e questo era il suo sogno:
Vide un'antica città, e un fiume silenzioso che si snodava lì vicino lungo la pianura, e lungo il corso del fiume scivolava lenta una barca con un'allegra comitiva di bambini a bordo - poteva sentire le loro voci e le risate come musica sull'acqua - e tra di loro c'era un'altra piccola Alice, che stava a sentire con gli occhi luminosi e impazienti una storia che veniva raccontata, e lei ascoltava le parole della storia, e guarda un po'! era il sogno della sua sorellina. Così la barca serpeggiava lentamente lungo il fiume, nella radiosa giornata estiva, con il suo allegro equipaggio e la musica di voci e risate, finché passò oltre una delle tante curve del fiume, e lei non la vide più.
Allora pensò (come in un sogno dentro al sogno) a come la stessa piccola Alice, in futuro, sarebbe diventata una donna adulta: e a come avrebbe mantenuto, negli anni della maturità, il cuore semplice e amorevole della sua infanzia: e a come avrebbe riunito altri bambini intorno a lei, e reso i loro occhi brillanti e desiderosi di molte storie meravigliose, forse anche di queste avventure della piccola Alice di un tempo lontano: e a come avrebbe condiviso i loro piccoli dispiaceri, e ricavato piacere da tutte le loro semplici gioie, ricordando la propria vita da bambina, e i felici giorni d'estate.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Chichi » 20 apr 2010, 22:28

Llark ha scritto:La storia infinita di Michael Ende



Accidenti, non l'avevi ancora letto?!?

Ancora ricordo il momento in cui arrivai a Gmork... Anche da bambina, io leggevo quasi sempre di sera a letto. Arrivata a quel punto, avevo troppa paura di proseguire e di sognarmi Gmorg la notte che per un paio di giorni evitai accuratamente di aprire il libro! =)
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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 2 mag 2010, 16:54

Uomo nel buio di Paul Auster

Libro preso a casaccio giusto per l'indizio di trama in quarta di copertina. Non conoscevo l'autore, più famoso per la trilogia di New York od altre opere. Vediamo un po'...

Il protagonista è Brill, un giornalista in pensione e malconcio, che vive con la figlia e la nipote. Tutte e tre le generazioni hanno avuto le loro tragedie: lui ha perso recentemente la moglie, la figlia ha divorziato, la nipote ha avuto il fidanzato ucciso in Iraq. Brill è insonne, quindi per passare il tempo pensa, ragiona e si inventa delle storie. Il libro è tutto qui, nei suoi pensieri a volte sconclusionati, che saltano da un argomento all'altro. Quando si stufa di pensare alle disgrazie della famiglia, passa ad inventarsi una storia: il protagonista stavolta è Brik, un uomo del nostro mondo, che si sveglia improvvisamente in un'America alternativa, scivolata nella guerra civile dopo la seconda contestatissima elezione di Bush.

Quando Brill si rifugia in questa America alternativa devastata da una logorante guerra lo fa, paradossalmente, per immaginare un mondo che gli sia migliore. Con questa nuova America non ci sarebbe stata la guerra in Iraq. Senza la guerra, il fidanzato della nipote, l'ultimo grande colpo che ha fatto cadere la famiglia in depressione, non sarebbe stato rapito e ucciso dai terroristi. Così come non ci sarebbe stato l'11 settembre. Per lui è un sollievo immaginare tragedie nuove, che non gli facciano pensare a quelle reali che ha vissuto, come americano, padre e nonno.

La "trama" è tutta qui, il resto sono divagazioni (interessante la discussione sull'uso degli oggetti nel cinema per raccontare sentimenti complessi), bilanci della propria vita e delle vite dei membri della famiglia. Ma su ogni cosa pesa quest'ultima, assurda e cruenta morte, di cui loro stessi sono stati in qualche modo testimoni (hanno voluto esserlo) grazie al video dell'esecuzione che i terroristi hanno girato e diffuso su internet.

Si tratta di un buon libro, anche se non del tutto riuscito forse, sfilacciato (data la sua stessa natura), senza una chiara direzione. Si parla di morte, d'amore, di cinema, di famiglia, ed in mezzo a tutto questo c'è la brutta storia di una America ucronica. Ha i suoi buoni momenti, persino coraggiosi narrativamente, come quando la storia dell'America parallela si arresta bruscamente, lasciando il lettore un po' perplesso a lasciarsi interrogare sul suo significato.


[Inizio del libro]
Sono solo nel buio a rigirarmi il mondo nella testa mentre attraverso con fatica un'altra crisi d'insonnia, un'altra notte in bianco nei grandi spazi selvaggi d'America. Di sopra, mia figlia e mia nipote dormono ognuna nella propria stanza, sole anche loro: la mia unica figlia Miriam, di quarantasette anni, che dorme sola da cinque, e la sua unica figlia Katya, di ventitre, che dormiva con un ragazzo di nome Titus Small, ma ora Titus è morto e Katya dorme sola col suo cuore spezzato.

[Brik si sveglia nella nuova America]
Quale guerra? Vuoi dire che siamo in Iraq?
Ira? E che c'importa dell'Iraq?
L'America sta combattendo una guerra in Iraq. Lo sanno tutti.
Che si fotta, l'Iraq. Qui siamo in America, e l'America combatte contro l'America.
Che cosa dici?
Guerra civile, Brik. Non sai niente? E' il quarto anno, ormai. Ma ora che sei arrivato tu, finirà presto. Sei l'uomo della svolta.


[Il protagonista parla del lavoro della nipote su Rose Hawthorne]
[...] e poi si imbarca in un lavoro d'indagine su una donna che per quarantacinque anni ha brancolato per il mondo, una persona scontrosa e difficile, una "straniera a se stessa" per propria ammissione, che dapprima tentò la sorte con la musica, poi con la pittura, e non avendo avuto risultati con nessuna di queste attività si volse alla poesia e ai racconti [...], ma la sua produzione era pesante e goffa, a essere generosi mediocre: tranne un verso di una poesia citata nel manoscritto di Miriam, che mi piace moltissimo: E il folle mondo viene avanti rotolando.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 18 mag 2010, 14:14

Meccanica Celeste di Maurizio Maggiani

Scelto a casaccio, senza conoscere né autore né trama, basandomi su una quarta di copertina decisamente sibillina ma interessante.
Libro che forse non avrei scelto, conoscendolo meglio, ma che non mi dispiace aver letto.
La prima cosa in cui ci si imbatte è il linguaggio: poetico, elevato, estremamente preciso ed analitico: nulla è concesso a chi inciampa in aggettivi e parole con cui non ha dimestichezza. Talvolta contorto, talvolta esasperato nella sua ricerca di sinonimi inusuali, nel suo prolungare le frasi immettendo sempre nuovi periodi.
La seconda cosa in cui ci si imbatte è l'atemporale "Distretto", luogo in cui vive l'innominato protagonista. Il distretto è un luogo montano che, raccogliendo gli indizi (anche qui nessuna facilitazione) si trova tra la versilia e le alpi Apuane. Impervio al passare del tempo, è abitato da persone scolpite a sua immagine e somiglianza, dagli anziani all'apparenza immortali e al di sopra delle problematiche terrene alla maestra di montagna, madre del protagonista, che ogni lunedì si sveglia alle 5 per inerpicarsi sui sentieri per tre ore per raggiungere la scuola dove esercita.
Infine c'è il misto di pensieri alla venuta di un figlio, cosa che in parte prende possesso dell'intera relazione tra i due compagni e ne riempie le vite di nuove emozioni.
Ecco, forse l'autore ci ha voluto inserire un po' troppa poesia, probabilmente mista alle proprie emozioni nostalgiche (il libro contiene molta autobiografia): la vita di montagna è forse idealizzata, seppur resa nella sua difficoltà, costellata di personaggi straordinari che a loro volta hanno incontrato uomini straordinari e vissuto eventi di primaria importanza. Anche le tradizioni del luogo, eterne ma anche sempre rinnovate, hanno un insistito fascino sacrale. Il rapporto tra i protagonisti, infine, è particolare, anche qui certe volte sin troppo romantico (lui nella sua devozione esasperata verso le qualità di lei, entrambi nelle loro peculiari scelte di convivenza spesso auto-limitanti per non doversi mai conoscere del tutto), o perlomeno di un romanticismo che non riesco del tutto a comprendere.

Molto interessante, quindi, ma certe volte troppo "carico" come libro, a tratti (per i miei gusti, ovviamente) un po' pesante.


[Esempio di periodo un tantino complesso]
Quando la mattina il cicalino della sveglia cinguetta il motivetto cinese che imbastisce ancora una volta assieme i sogni che continuiamo a fare nella notte ognuno per conto nostro, e la 'Nita mi si allunga addosso, e poi si arriccia, e si allunga, e si arriccia ancor più stretta, e mi scava nel ventre come il verme primordiale nel suo nutrimento, per alitare da lì su tutto il mio vecchio corpo i nomi che nottetempo ha escogitato per la nascitura, di chi fa il nome?

[il protagonista parla della sua idea di paternità, in cui il padre è meglio scompaia (lui non l'ha avuto) pur di evitare che il suo mito muoia dinanzi alla realtà]
Ma quando i figli parlano dei padri parlano di sanguinolente fiabe e magnanime leggende, di nostalgie e rimorsi, vendetta e pietà. Parlano i figli di padri grandi come orchi, dolci come bianchi bovi, parlano delle grandi loro opere e delle ciclopiche miserie. Dipingono equivoci affreschi di turrite coniugalità, e parlano di quando se li volevano mangiare che erano bambini appena nati, di quando hanno dato sostanziosi lacerti delle loro carni perché si nutrissero e crescessero. Raccontano dei loro stessi occhi che hanno visto il mito. Un figlio non parla di ciò che è stato suo padre, ma di quello che ha sognato di se stesso e di lui.

[La Duse, la madre del protagonista racconta l'amore durante la seconda guerra mondiale]
Mi ha riferito la Duse l'augurio con cui la lasciava ogni volta: bisbigliato, mi ha detto, come se fosse la cosa più bella del mondo: Bella notte senza luna.
Me lo ha ripetuto più volte, ogni volta mettendoci un poco più di dolcezza e melodia, perché assomigliasse il più possibile al modo in cui le era stato detto [...] perché era stata la cosa più romantica che le fosse mai stata detta da quell'uomo, e sfidava qualunque altro uomo, me compreso, a trovarne di migliori. Qualunque uomo che sappia regalare un po' di bellezza in una notte senza luna, sa qualcosa dell'amore, qualunque donna capace di trovare un po' di bellezza in una notte senza luna, ha imparato tutto quello che le serve dell'amore. Questo mi ha detto, e conseguente alla sua onestà magistrale, ha aggiunto che in quell'autunno del '44 nessuno che avesse avuto a cuore un essere umano si sarebbe sognato di sperare per lui lume di luna [...]


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 3 giu 2010, 23:07

Sei problemi per Don Isidro Parodi di Jorge Luis Borges e Bioy Casares

Com'è questo libro? Vedete quegli autori lì, scritti nella riga precedente? Ecco. C'è bisogno di altro sigillo di garanzia?
Sei problemi per Don Isidro Parodi è un libro intessuto di divertimento, lo stesso divertimento che hanno provato gli autori a scriverlo. L'umorismo "inconsapevole" di personaggi e situazioni, di stereotipi e di linguaggi, abilmente mischiato ad un utilizzo invece decisamente consapevole della forma del giallo; è questa la miscela magica contenuta in queste poche pagine. Sei piccoli gialli che vengono proposti a Don Isidro Parodi, l'unico detective che risolve i misteri confinato in una cella di prigione. Ingiustamente incarcerato per essere stato scambiato per anarchico, per caso Isidro si scopre una seconda vita da investigatore quando diversi personaggi lo vanno a trovare per raccontare degli omicidi di cui sono stati in qualche modo testimoni. Isidro li ascolta e con la sola forza della logica scova l'assassino.

Pur nell'abilità anche nel genere giallo (gli intrighi sono ben congegnati, qualcuno persino complesso da seguire), è l'intento parodico a dominare il libro. I due si sono inventati un autore, Bustos Domecq, completo di biografia ed opere, incarnazione di una certa letterarietà tronfia e superba, dal gusto barocco per aggettivazione e metafore; proprio Domecq è l'autore "dichiarato" di questo libro che a sua volta contiene parodie di altri personaggi e altri linguaggi.

Ed allora via a lasciarsi trascinare da una capacità di scrittura straordinaria, divertente ma mai banale, fintamente profonda e falsamente superficiale al tempo stesso.


[Mariana incontra Parodi]
Che amore di stanzetta e così diversa dal living di mia cognata, che è un vero orrore con tutti quei paraventi. Lei ha anticipato il cubismo, signor Parodi, anche se ormai non usa più. Io però, se fossi in lei, farei dare a quella porta una mano di vernice Gauweloose. Io adoro il ferro dipinto in bianco. Mickey Montenegro, non è geniale?, ci ha detto di venirla a disturbare. Che fortuna averla trovata.

[il dottor Shu T'ung si presenta a Parodi]
Lei permetterà ad un corpo estraneo di abusare di questo prestigioso sgabello? - s'informò in uno spagnolo perfetto e con voce chioccia - Il quadrupede è di legno e non può lamentarsi. [...] Ho già assordato, con la mia narrazione asimmetrica, le due orecchie così sagaci del dottor Montenegro. [...] Ma povero il suo timpano! Sperare che eloquenza e precisione s'esprimano per bocca mia, è come sperare che il bruco parli con la gravità del dromedario, o almeno con la polifonia di una gabbia di grilli ritagliata nel cartone e adornata dei dodici colori fondamentali. [...] Non sono un oratore: la mia arringa sarà breve come quella di un nano; non dispongo di uno strumento a cinque corde. La mia arringa sarà imprecisa e monotona.

[parla Parodi; giova ricordare l'anno di pubblicazione, il 1942]
La gente ormai si aspetta che il governo si occupi di tutto. Se sei povero, il governo deve darti un lavoro; ti ammali, e il governo deve curarti in un ospedale; sei colpevole di una morte, e invece di espiarla per conto tuo, chiedi al governo che ti punisca. Lei dirà che non sono il più adatto a parlare così, perché lo Stato mi mantiene. Ma io continuo a credere, signore, che l'uomo deve bastare a se stesso.

- Anch'io credo che sia così, signor Parodi - disse pacatamente Fang She - Molti uomini stanno morendo in questo momento nel mondo per difendere questa condizione


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 7 giu 2010, 15:23

Stregoneria, di Terry Pratchett

Quinto romanzo di Discworld (terzo del "sottociclo" di Scuotivento), ha bisogno di poche ulteriori presentazioni. E' Pratchett :)
Ottimo umorismo, gravato da una traduzione italiana talvolta povera (basta vedere l'abbondanza di "esso" ed "essi" presenti come traduzione del soggetto inglese obbligatorio), qui corredato anche da una trama solida, seppur decisamente prevedibile.

Come scrittura credo sia migliore degli altri libri dedicati a Scuotivento; c'è un po' meno urgenza di mantenere alto il rapporto battute su pagine, mentre c'è più impegno sui personaggi e sulla trama (decisamente meno ad episodi dei precedenti volumi).

L'unica cosa: tende ad essere un pochino ripetitivo, soprattutto dopo aver letto gli altri libri di Scuotivento. Nonostante la straordinaria inventiva dell'autore, esiste un limite al numero di battute che si possono fare sulla pusillanimità di un uomo, sulla sordida illegalità regnante in Ankh-Morpork e sull'incapacità di scuotivento come mago. Tra i personaggi ve ne sono alcuni che rimangono poco più che macchiette irrilevanti (Nijel in primis), mentre altri invece appaiono decisamente più interessanti (il Bibliotecario e Conina).

Decisamente godibile e scorrevole, sempre divertente ma rispetto alla boccata d'aria fresca del libro precedente (Morty l'apprendista) è un piccolo passo indietro in qualità a tutto tondo.

Da notare il ricco gioco citazionista di Pratchett, mai troppo evidente; peccato che qualche citazione più dotta rimanga ahimé irriconoscibile a chi non ha una buona conoscenza di letteratura inglese (o quantomeno non sa riconoscere parodie dei poemi di Coleridge o delle traduzioni di Edward Fitzgerald).

In questo viene in aiuto un ottimo sito, "the annotated Pratchett files", di cui vi lascio il link con le battute migliori del libro (a cui aggiungo la trascrizione della mia preferita :D)

http://www.lspace.org/books/pqf/sourcery.html


[Scuotivento incontra Nijel]
"Da quanto tempo sei un eroe barbaro?"
"Ho appena iniziato. Ho sempre desiderato diventarlo, sai, e ho pensato che magari avrei potuto imparare andando avanti". Nijel guardò Scuotivento in modo miope. "E' così, non è vero?"
"Si tratta comunque di un genere di vita disperata", osservò spontaneamente Scuotivento.
"Hai mai pensato come potrebbe essere vendere viveri per i prossimi cinquant'anni?" bofonchiò Nijel con aria cupa.
Scuotivento rimuginò sulla cosa.
"E' coinvolta anche la lattuga?"
"Oh, sì", rispose Nijel [...]
Scuotivento sospirò. A lui piaceva la lattuga. Era così tremendamente noiosa. Aveva passato anni ed anni alla ricerca della noia, ma non era mai riuscito a raggiungerla. Proprio quando pensava di averla in pugno, la sua vita si riempiva all'improvviso di qualche interesse quasi terminale. Il pensiero che qualcuno potesse volontariamente rinunciare alla prospettiva di essere annoiati per cinquant'anni lo faceva sentire piuttosto debole. Con cinquant'anni davanti a sé, pensò, avrebbe potuto elevare il tedio alla dignità di una disciplina artistica. Non ci sarebbe stato limite a tutte le cose che non avrebbe fatto.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 22 lug 2010, 22:30

un matematico legge i giornali di John Allen Paulos

sottotitolo: difendersi con la logica dai trucchi dell'informazione.
Libro vecchiotto (1994!) tradotto solo recentemente in italiano. Paulos è un giornalista matematico piuttosto famoso e dedito alla scrittura di libri matematici divulgativi (il suo "gli snumerati" è stato un best seller in America, e aggiungerei pure giustamente).
Il libro è composto come un giornale, ovvero da una serie di "articoli" piuttosto stringati in cui presenta un problema logico tipicamente presente nella divulgazione notizie. Si passa dalla prima pagina (politica, cronaca) alla cronaca locale, arrivando infine allo sport e alla cronaca rosa.
Ovviamente la struttura è più un gioco che altro, semplicemente offre uno sfondo agli esempi delle distorsioni di senso presentate.

Molto interessante, ironico, e fornisce ottimi spunti, per quanto la sua natura divulgativa lo limita ovviamente in profondità. C'è anche da dire che per chi ha letto i suoi altri libri c'è una certa ripetizione dei temi (gli errori logici tendono a essere sempre gli stessi...)

Tra gli argomenti:
L'indice di Banzhaf ("relativo ad un gruppo, un partito o un individuo è il numero di modi in cui quel gruppo, partito o individuo può trasformare una coalizione perdente in vincente o viceversa").
L'effetto psicologico di ancoraggio (la "marcata disposizione a esprimere giudizi o valutazioni in base alla prima cosa che ci passa per la testa". Esempio: "Dopo aver letto una lista di nomi, metà maschili e metà femminili, le persone affermano che i nomi elencati sono perlopiù maschili se tra questi ce ne sono alcuni famosi" e viceversa).
Statistiche mal commentate (principalmente per la mancanza del concetto di probabilità condizionata: "vi siete sottoposti a un test per la terribile malattia M [...] siete risultati positivi. Fino a che punto dovreste spaventarvi? [...] supponete esista un test per la malattia M accurato al 99%. In altre parole, se avete M, il test sarà positivo il 99% dei casi e, se non ce l'avete, sarà negativo il 99% delle volte [...] Immaginate inoltre che lo 0,1% - una persona su mille - soffra di questa rara patologia.
Ipotizziamo ora che vengano eseguiti centomila test. Quanti saranno positivi? [...] Così, su un totale di 1098 test positivi, quasi tutti (999) sono falsi positivi, quindi la probabilità condizionata che abbiate M se siete risultati positivi al test è 99/1098, o poco più del 9%, e questo per un test ritenuto accurato al 99%.
")
Sopravvalutazione delle coincidenze: ("talvolta, certo, le coincidenze sono significative, e di tanto in tanto emergono veri complotti, ma quasi tutte le coincidenze sono insignificanti, e pressocché tutti i complotti sono il prodotto di un'immaginazione troppo fervida. Sospetto che pochi veri complotti restino segreti a lungo; alle persone piace parlare")
Altri effetti psicologici: "quando cercano le cause di un fatto, le persone sono assai più inclini ad attribuire un evento con implicazioni gravi o emotive ad un agente anziché al caso. In un esperimento, per esempio, un gruppo di soggetti apprende che un uomo ha parcheggiato l'auto su una discesa e che la vettura ha investito un idrante. Un altro gruppo apprende che il veicolo ha travolto un pedone. I membri del primo gruppo considerano perlopiù l'evento un incidente; quelli del secondo gruppo ritengono responsabile il proprietario. Il fatto che conseguenze significative debbano essere il risultato di una negligenza significativa è un affascinante pregiudizio".
Dipendenza dei risultati dei sondaggi da molti fattori: (per esempio: "Anni fa è comparso un articolo su un sondaggio condotto dalla Roper nel 1993, secondo cui quasi un quarto degli americani dubitava che l'Olocausto fosse mai avvenuto. Ora emerge che questa cifra è scaturita da una domanda contenente un'astrusa doppia negazione. Una volta riformulato, il quesito ha dato un'informazione meno allarmante: solo l'1% degli americani riteneva <<possibile che lo sterminio nazista degli ebrei non si sia mai verificato>>").
Ultimo appunto sulla religione nei giornali: "A mio avviso sarebbe meglio continuare questo embargo tacito sull'espressione pubblica delle idee religiose. Prefeirei non vedere gli ospiti dei talk show pomeridiani blaterare della loro fede. Persino un agnostico convinto come me detesterebbe assistere alla banalizzazione semplicistica che prenderebbe piede se trasmissioni e testimonial religiosi cominciassero a comparire sui media più popolari. Esiste una linea sottile tra le espressioni pubbliche della fese e dichiarazioni aggressive, e la tolleranza religiosa è inversamente proporzionale a quest'ultime. Seguendo il mio consiglio, mi astengo da ulteriori commenti".

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 24 lug 2010, 15:39

Storie di cronopios e di famas di Julio Cortazar

"Julio Cortazar piace a molte persone a cui piace Jorge Luis Borges".
Con questo laconico commento Facebook mi ha fatto scoprire l'ennesimo geniale autore argentino (quantomeno d'origine, in questo caso, visto che ha vissuto molto in Europa).
Una wikipediata ed una visita in libreria più tardi, e mi sono letto questo libricino, da alcuni segnalato come tra i migliori per "conoscere" questo autore particolare.

"Storie di cronopios e di famas" è un libro strano, composto da brevi racconti (alcuni brevissimi) generalmente umoristici apparentemente slegati tra loro, apparentemente scevri di un particolare significato.
Se parliamo di ciò di cui realmente si tratta, è poesia scritta in prosa umoristica. Distillati di genialità in piccole storie. Stranezze divertite in cui rispecchiare umane follie. Calvino (non a caso la prefazione è sua) che si fonde con Borges (non a caso è stato lui a contribuire al lancio del giovane Cortazar).

Splendido oltre ogni aspettativa, divertente, profondo, inatteso, giocoso. Non tutto è comprensibile, non tutto va compreso, certe volte si chiede solo di abbandonarsi allo scorrere delle parole ed alla magia della fantasia.

Siete più cronopios? Più famas? O ognuno di noi è un po' cronopios ed un po' famas ogni giorno?

Viaggi

Quando i famas fanno un viaggio, le loro abitudini, quando si fermano a dormire in una città, sono le seguenti: un fama va all’hotel e prudentemente vuol sapere il prezzo della camera, rendersi conto di persona della qualità delle lenzuola e del colore dei tappeti. Il secondo va al commissariato e stila una dichiarazione sui beni mobili e immobili dei tre, e fa anche l’elenco del contenuto delle loro valigie. Il terzo fama va all’ospedale e prende nota dei medici di turno nonchè delle loro specializzazioni.
Finite queste incombenze, i tre viaggiatori si riuniscono nella piazza principale della città, si comunicano le rispettive osservazioni, ed entrano in bar a prendere un aperitivo. Prima però si prendono per mano e fanno un girotondo. Questa danza è detta: “Allegria dei famas”.
Quando i cronopios fanno un viaggio, trovano tutti gli alberghi al completo, i treni partiti, piove come dio la manda e i taxi non li vogliono far salire a meno che non siano pronti a farsi spellare vivi. I cronopios non si scoraggiano perchè credono fermamente che queste cose capitino a tutti, e prima di andare a dormire si dicono l’un l’altro: “Ma che bella città, una città proprio bella”. E sognano tutta la notte che la città è in festa e che loro sono invitati a tutti i ricevimenti. Il giorno dopo si alzano allegri, ed è così che viaggiano i cronopios.
Le speranze, sedentarie, si lasciano viaggiare dalle cose e dagli uomini, e sono come le statue che bisogna fare un viaggio per vederle perchè loro non si disturbano.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 4 ago 2010, 13:03

L'apprendista assassino di Robin Hobb

Quando un'autrice è brava, viene paragonata alla LeGuin. Beh, vediamo un po' se l'azzardato paragone fatto in quarta di copertina regge!

Del libro, va detto, è evidente l'essere la prima parte di una triloga. Per quanto la vicenda "principale" si concluda, ne restano tante altre aperte la cui importanza è almeno pari.

L'ambientazione non è accuratamente sviscerata, viene dato qualche dettaglio in più man mano che si procede con la lettura. Di base non è altro che uno dei tanti regni medievaleggianti fantasy, con (quasi completa) assenza di magia e soprannaturale.
Molta più attenzione viene posta allo sviluppo caratteriale del personaggio. Il libro, anzi, è tutto qui.
Fitz è il figlio bastardo di un principe. Viene respinto dalla famiglia materna che senza curarsi troppo delle conseguenze lo consegna ad un servitore del padre. A quell'epoca Fitz è un bambino che neanche ha ricevuto un nome.
Da allora in poi viene allevato tra gente che tende a considerarlo meno che un uomo (Fitz stesso più che un nome è un richiamo per i cani). Solo il re vede in lui una certa utilità, tanto che quando ha circa otto anni gli propone di diventare suo assassino di corte.
Tutto il resto del libro è praticamente la storia dell'allenamento cui viene sottoposto Fitz. Non solo d'armi, ovviamente, ma soprattutto di intelligenza e saggezza. In effetti, il ruolo di un assassino di corte non si esaurisce nell'atto meccanico dell'uccisione, ma sconfina nelle considerazioni politiche e psicologiche. Spesso si tratta di decidere autonomamente (dove non è possibile consultare chi di dovere) chi, come, perché, quando uccidere.
Fitz non è scevro di morale, anzi, probabilmente tra chi frequenta la corte sta ai primi posti... ma ha una fedeltà al proprio re che ha dell'incrollabile, quindi è pronto a seguirne ogni ordine.

La scrittura, in prima persona, è in realtà la narrazione delle avventure di Fitz da parte di lui medesimo, ora vecchio e dal corpo stravolto da una vita decisamente non semplice. Ciò crea ogni tanto qualche brutto effetto (che ricordi complessi dettagli e discorsi accaduti di fronte a lui quando era bambino e che trattavano di cose che non poteva capire... beh, non è il massimo della plausibilità). Il libro scorre benissimo e con piacere. Qualche pecca nella trama della vicenda "principale", dove i consueti complotti reali sono interessanti ma tavolta un filino troppo compiaciuti o scoperti. Interessante comunque la figura dell'assassino di corte, un ruolo in un certo senso necessario e quasi "positivo" (per quanto pericoloso) in una situazione molto difficile e complessa che sembra naturalmente portare a decisioni azzardate.

Intrigante ma imperfetto, come libro da solo non eccelso ma lascia buone speranze per il futuro.

[Il re sceglie Fitz come suo assassino]
Tutti respirammo in silenzio, guardandoci. Quando Regal parlò, sembrava che un pezzo di pane secco gli si fosse fermato in gola. "Voi parlate di queste cose davanti al ragazzo. Parlate di usarlo, come uno strumento, come un'arma. Pensate che non ricorderà le vostre parole quando sarà cresciuto?"
Re Sagace rise, e il suono echeggiò a lungo contro le pareti di pietra della Sala Grande. "Ricordarle? Certo che le ricorderà. Ci conto. [...]
"Ora sei mio", disse, e rese quell'affermazione più importante del nostro sangue comune. "Non dovrai mangiare gli avanzi di nessuno. Baderò io a te, e ti tratterò bene. Se qualcuno cerca di metterti contro me, offrendoti più di quanto faccia io, allora vieni da me e riferiscimi l'offerta, e io ti offrirò altrettanto. Non mi troverai mai avaro, e neppure potrai tradirmi con la scusa che ti maltratto. Mi credi, ragazzo?"


[il maestro gli spiega cosa dovrà fare]
"Si tratta di assassinio, più o meno. Uccidere la gente. La nobile arte dell'assassinio diplomatico. O di accecare, o assordare. O indebolire le membra, o causare paralisi o una tose debilitante o l'impotenza. O la senilità precoce, o la follia, o... Ma non importa. Questo è stato il mio mestiere. E sarà il tuo, se accetti. Sappi solo, fin dall'inizio, che io ti insegnerò a uccidere. Per il tuo Re. [...]"

[un accenno ai poteri soprannaturali del luogo]
"Tramite l'Arte un uomo è in grado di fare domande agli Antichi, così si dice, ma potrebbe ottenere risposta non alla domanda che ha posto, bensì a quella che avrebbe dovuto porre. E quella risposta può essere tale che non si può udirla e vivere. Poiché quando si parla con gli Antichi l'uso dell'Arte è più dolce e più pericoloso. [...]"

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 13 ago 2010, 18:28

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Mi mancava ancora il buon filone distopico della fantascienza d'annata (Orwell, Huxley), e per iniziare ho preso mano al buon Fahrenheit 451.
Sarò rapido: questo libro è un capolavoro. Leggetelo.

A volersi dilungare, posso dire che è un libro piccino, con uno stile di scrittura particolare, imperfetto, che però riesce a creare un'atmosfera straordinaria. Metafore e similitudini piuttosto comuni e talvolta esagerate rendono lo svolgersi dell'azione lento, intenso, conducono ad uno sforzo di pensiero che è alla base del messaggio del libro. Non so quanto la cosa sia stata voluta, ma poco importa.

Ho parlato di messaggio del libro, ma in realtà il libro non dice nulla di per sé. Non offre, come fa la buona fantascienza, il problema insieme alla soluzione. Qui il messaggio è solo un meta-messaggio, e tratta principalmente della forza delle idee e del pensiero umano.

Questo futuro atroce, in cui ognuno è isolato in sé stesso attraverso un contatto con l'esterno continuo e vuoto di significato, in cui l'edonismo porta all'infelicità (mai realmente riconosciuta né espressa), e l'eccesso di informazioni inutili porta all'ignoranza.
Bene, e chi è il responsabile di questo futuro in cui i libri sono banditi per legge? Il governo oppressivo ed alla continua ricerca di potere? Certo, avrà avuto i suoi meriti... Ma Bradbury è chiaro, è l'uomo comune che ha iniziato quest'apatica rivoluzione.

I pochi libri rimasti sono un mistero, un segno, qualcosa che non è possibile comprendere istantaneamente. Contengono delle idee. Le pareti televisive, sempre più vaste, sempre più coinvolgenti, non offrono nulla. Offrono svago fine a se stesso, immagini colorate, ritmi interessanti, un'impressione di interattività. Offrono, come la chiama la moglie del protagonista, una "Famiglia", ma della peggior specie. Nessuno parla realmente di qualcosa. Eppure parlano continuamente.

E se i libri sono una piccola ancora di salvezza per chi non ha mai conosciuto l'alternativa, Bradbury è chiaro anche nel ribadire che essi non sono l'unica soluzione. Le idee possono venire da qualsiasi parte: dal cinema, dalla musica, o semplicemente dalla mante umana. Non tutto quanto è scritto vale la carta su cui è stampato. Un'ovvietà, forse, ma qualcosa di molto più profondo di quanto normalmente si creda. Fahrenheit 451 parla solo tangenzialmente di censura, anzi ribadisce che i primi a censurarsi da soli sono stati gli uomini. Se nessuno avesse voluto la censura, nessuno avrebbe potuto imporla.

Il libro ha oltre cinquant'anni. Avrebbe potuto essere scritto oggi e non si sarebbe dovuta cambiare una virgola. Forse è normale che sia così, o forse non è proprio un bel segno...

[capo pompiere]
Give the people contests they win by remembering the words to more popular songs or the names of state capitals or how much corn Iowa grew last year. Cram them full of non-combustible data, chock them so damned full of 'facts' they feel stuffed, but absolutely 'brilliant' with information. Then they'll feel they're thinking, they'll get a sense of motion without moving. And they'll be happy, because facts of that sort don't change. Don't give them any slippery stuff like philosophy or sociology to tie things up with. That way lies melancholy.

[anziano a Montag]
The same infinite detail and awareness could be projected through the radios and televisors, but are not. No, no, it's not books at all you're looking for! Take it where you can find it, in old phonograph records, old motion pictures, and in old friends; look for it in nature and look for it in yourself. Books were only one type of receptacle where we stored a lot of things we were afraid we might forget. There is nothing magical in them at all. The magic is only in what books say, how they stitched the patches of the universe together into one garment for us. Of course you couldn't know this, of course you still can't understand what I mean when I say all this.

[...]
The books are to remind us what asses and fools we are. They're Caesar's praetorian guard, whispering as the parade roars down the avenue, 'Remember, Caesar, thou art mortal.' Most of us can't rush around, talk to everyone, know all the cities of the world, we haven't time, money or that many friends. The things you're looking for, Montag, are in the world, but the only way the average chap will ever see ninety-nine per cent of them is in a book. Don't ask for guarantees. And don't look to be saved in any one thing, person, machine, or library. Do your own bit of saving, and if you drown, at least die knowing you were headed for shore.

[...]
You're afraid of making mistakes. Don't be. Mistakes can be profited by. Man, when I was young I shoved my ignorance in people's faces. They beat me with sticks. By the time I was forty my blunt instrument had been honed to a fine cutting point for me. If you hide your ignorance, no one will hit you and you'll never learn.

[...]
Some day the load we're carrying with us may help someone. But even when we had the books on hand, a long time ago, we didn't use what we got out of them. We went right on insulting the dead. We went right on spitting in the graves of all the poor ones who died before us. We're going to meet a lot of lonely people in the next week and the next month and the next year. And when they ask us what we're doing, you can say, We're remembering. That's where we'll win out in the long run. And some day we'll remember so much that we'll build the biggest goddamn steam-shovel in history and dig the biggest grave of all time and shove war in and cover it up. Come on now, we're going to go build a mirror-factory first and put out nothing but mirrors for the next year and take a long look in them."

[...]
So now do you see why books are hated and feared? They show the pores in the face of life. The comfortable people only want wax moon faces, poreless, hairless, expressionless."


Non siamo che sopracoperte di volumi, privi d'ogni altra importanza che non sia quella di impedire alla polvere di seppellire i volumi.

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